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Tra un anno solo Dop e Igp - "Condanna a morte" per tante e famose denominazioni del bel paese enoico, con l'entrata in vigore del sistema di classificazione UE - L'allarme lo lancia l' Associazione delle Città del Vino - Il riconoscimento delle denominazioni spetterà alla UE - Sinora grande silenzio da parte dei produttori e delle loro organizzazioni, al mare o in vendemmia...

Dall’omonimia Chianti/Chianti Classico alla perdita di tutte le Doc del Vinsanto in Toscana, dalla Barbera piemontese che dovrà dire addio alla sua denominazione, all’Albana passito dell’Emilia Romagna, che diventerà una tipologia di vino di un’area più vasta: sono questi alcuni degli esempi di quello che potrebbe accadere all’indomani dell’entrata in vigore, prevista per il 1 agosto 2009, della nuova classificazione dei vini dettata dall’Europa Comunitaria.

Non più le 470 denominazioni

Quelle Docg, Doc e Igt, che da sempre simboleggiano il made in Italy enologico, ma appena 182 suddivise in sole Dop e Igp. Un rimescolamento di territori e confini che interesserà la geografia enologica con il rischio di una grave perdita di identità. Le Città del Vino - l’associazione dei Comuni a più alta vocazione vitivinicola d’Italia – hanno chiesto al Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia di intervenire sulla Commissione Europea per ritardare l’entrata in vigore della nuova classificazione, per scongiurare effetti che potrebbero decisamente compromettere il futuro del sistema-vino italiano. Lo scenario che potrebbe prospettarsi per i vini italiani a partire dall’anno prossimo, è a dir poco preoccupante: le attuali 470 tra Docg, Doc, Igt (i dati sono del Mipaf al 31 dicembre 2007) passeranno a 182 tra Dop e Igp.

La nuova classificazione

Ispirata a quella che oggi tutela le produzioni tipiche agroalimentari, imporrà ad un territorio una sola Dop o Igp, così che, solo per fare un esempio, a Montalcino la Dop Brunello cancellerà la Doc Rosso di Montalcino, Sant’Antimo e Moscadello. Niente più sottozone o menzioni aggiuntive ma un’unica Dop, con il risultato, prendendo ad esempio il Chianti, della scomparsa del Chianti Rufina, Chianti Montespertoli, Chianti Colline Senesi. Verrà mutato, inoltre, anche il meccanismo delle scelte vendemmiali che prevede in annate particolarmente sfavorevoli di declassare i vini da Docg a Doc o a Igt.

Il riconoscimento delle denominazioni spetterà alla UE

A questo scenario si aggiunge un altro elemento, non secondario, di tematica squisitamente amministrativa: il riconoscimento delle denominazioni spetterà alla Comunità Europea e, benché tutte le denominazioni vigenti al momento dell’entrata in vigore del Regolamento potranno ottenere il loro riconoscimento, adeguandosi alle nuove norme, se non lo faranno, potranno essere eliminate direttamente dalla stessa Commissione.

COSA ACCADRA'

L’Italia del vino potrebbe davvero diventare un’entità radicalmente trasformata. La Doc Valle d’Aosta diventerà una Dop e fin qui poco male; le 54 denominazioni dei vini piemontesi saranno sostituite con 22 Dop; 10 Dop e 1 Igp per la Lombardia, a fronte delle 33 denominazioni attuali; dalle 38 del Veneto si passerà a 15 Dop e 1 Igp; 8 Dop per il Friuli, mentre ad ora sono 14 denominazioni; le 12 denominazioni del Trentino saranno ridotte alla sola Dop Trentino e lo stesso per la Dop Alto Adige; 4 Dop e 1 Igp in Liguria a fronte delle 11 denominazioni attuali; dalle 31 denominazioni dei vini dell’Emilia Romagna a 10 Dop e 1 Igp; dimezzate le denominazioni della Toscana, dalle 49 attuali a 24 Dop; in Umbria si passerà da 19 denominazioni a 8 Dop e 1 Igp; nelle Marche dalle 18 di oggi a 7 Dop e 1 Igp; 11 Dop e 1 Igp per il Lazio, a fronte delle 31 attuali; la sola Dop Abruzzo sostituirà le 13 denominazioni dei vini della regione, e lo stesso succederà per le 5 denominazioni del Molise con la sola Dop Molise; da 31 denominazioni a 6 Dop e 1 Igp in Puglia; 12 Dop e 1 Igp in Campania, mentre ora sono 29; la Dop Aglianico del Vulture e l’Igp Basilicata sostituiranno le 5 denominazioni della regione; 7 Dop e 1 Igp in Calabria, dove oggi esistono ben 25 denominazioni diverse; 13 Dop e 1 Igp in Sicilia, a fronte delle 29 attuali; 7 Dop e 1 Igp sostituiranno infine le 35 denominazioni esistenti in Sardegna. Questo è lo scenario che forse ci aspetta con il rischio, se la direttiva non verrà attuata con le necessarie accortezze, di gettare via un patrimonio di risorse territoriali, storiche e umane. Stupisce che né i produttori né i loro Consorzi, né tantomeno le associazioni di categoria abbiano chiesto i dovuti chiarimenti e fatto doverose valutazioni sulle conseguenze future. Per il momento attendiamo gli ulteriori sviluppi.

fonte: www.enopress.it

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