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La vostra guida enogastronomica

Roma, 01 novembre 2006

Ieri nei saloni dell'Hotel St. Regis di Roma si è tenuta la verticale di Trinoro condotta da Luciano Di Lello in collaborazione con Fabio Turchetti e l'associazione Athenaeum.
Già entrando nella sala il profumo del vino versato nei bicchieri era affascinante, ci accomodiamo e si inizia. Ah, piccolo inciso, il prezioso liquido proveniva tutto da bottiglie magnum.

Di Lello, dopo aver fatto una breve introduzione sul "personaggio" Andrea Franchetti il patron di Tenuta di Trinoro, ci spiega che la prima annata di Trinoro è la 1997 ma questa sera manca in quanto da una parte era considerata una sorta di prototipo e dall'altra ne rimangono ormai pochissime bottiglia anche in Azienda.

Passando in rassegna tutte le annate presenti, si ha la sensazione di come Franchetti sia una persona eclettica, viva, curiosa e tesa alla ricerca della perfezione del suo gioiello Trinoro. Il vino nel corso degli anni, pur mantenendo quell'inconfondibile marchio così personale, è cambiato, si è evoluto, ha seguito le orme del suo creatore in uno splendido percorso che ieri ho avuto il piacere e l'onore di compiere anche io.

Trinoro 1998

Cabernet Franc 80%, Cabernet Sauvignon 10%, Petit Verdot 10%.

Rimango stupefatto quando apprendo che Franchetti opera una doppia selezione
rigorosissima: da una parte in vigna, con un diradamento drastico che porta ogni pianta a produrre circa 3/5 etti di uva (da considerare anche la giovane età delle vigne, le più anziane furono piantate solo nel 1992), dall 'altra in cantina con una fermentazione distinta per ogni parcella (ottenendo così circa 55 vasche) che gli consente di assaggiare ogni singolo appezzamento del suo territorio e stabilire così quali sono degni di confluire nel vino di punta e quali invece devono essere destinati al pur ottimo "Le Cupole", il secondo vino aziendale.

Dal 1998 Franchetti inizia a vendemmiare più in ritardo, quindi non tra la fine di settembre e i primi di ottobre ma bensì verso la metà di quest'
ultimo. Questa tendenza continuerà fino ad arrivare ad un 2004 vendemmiato per la maggior parte i primi giorni di novembre. Il risultato, chiaramente, è un vino maturo, potente, alcolico, pieno, dolce, grasso ma allo stesso tempo suadente ed elegante.

Il 1998 ha un colore rosso rubino con alcuni riflessi granato. Sul bicchiere scendono archetti fitti e densi, ma questo accadrà anche per tutte le altre annate.
Il naso è dominato da frutti di bosco e da intriganti con note speziate. In bocca è potente, un po' nervoso e con un tannino ruvido, leggermente verde.
Il frutto, nero di bosco maturo, è dolce ma il finale lascia un retrogusto amarognolo che rovina un po' l'assaggio vista anche la lunga persistenza.

Franchetti nel corso del tempo varierà anche l'utilizzo del legno, alleggerendo sempre di più il vino facendolo sostare nelle botti per un periodo sempre più inferiore.

Trinoro 1999

Cabernet Franc 70%, Merlot 20%, Cabernet Sauvignon 6%, Petit Verdot 4%.

Vendemmiato più avanti rispetto al 1998 e provenendo da un'annata climaticamente più equilibrata, questo 1999 è splendido fin dal colore rosso rubino fitto con riflessi brillanti. Il naso è più evoluto rispetto al 1998, il frutto di bosco maturo (mora soprattutto) e l'amarena sotto spirito dominano il bagaglio aromatico, accenni balsamici impreziosiscono tutto l'
impianto e preparano ad un assaggio che non tradisce le aspettative. In bocca è pieno, ricco, polposo. Il tannino è finissimo, perfettamente integrato e maturo, il finale forse pecca di eccessiva dolcezza per il mio gusto, comunque una persistenza infinita con i profumi e i sapori del vino che si attaccano al palato e non lo mollano più.

Trinoro 2000

Cabernet Franc 55%, Cabernet Sauvignon 35%, Petit Verdot 10%.

In quest'annata Franchetti effettua un minor numero di travasi e allunga il tempo di permanenza del vino a contatto con le fecce. Il risultato è un Trinoro diverso da tutte le altre annate che in sala ha riscontrato minori consensi ma che invece, a me, è piaciuto molto. Ovviamente si discosta dagli altri, ha un naso meno nitido, con evidenti sentori forti, animali, di pelliccia e terra bagnata. Non si percepisse in sottofondo un frutto dolce e potente avrei detto quasi "rodano", un po' quello che accadde (per chi era
presente) durante la verticale di Kurni quando Casolanetti ci mise alla cieca il Maria Pia Castelli. Ecco, tra l'altro un paragone tra la filosofia di Franchetti e quella del patron dell'Oasi degli Angeli non penso che sia così azzardato.
Tornando al Trinoro 2000, comunque, in bocca si riscontrano maggiormente le caratteristiche peculiari di potenza, grassezza e dolcezza ma qui l'acidità è più evidente così come la persistenza è minore. Un Trinoro diverso, dunque, ma un grande vino per me.

Trinoro 2001

Cabernet Franc 48%, Merlot 22%, Cabernet Sauvignon 19%, Petit Verdot 11%.

Un grandissimo Trinoro. Colore rubino fitto e vivo, archetti finissimi e dritti, grande materia e consistenza che si intravede già al roteare nel bicchiere.
Il naso è mutevole, il vino a tratti si nasconde nel bicchiere ma quando esce lo fa con assoluta classe. Un ventaglio di profumi dai frutti di bosco, alle spezie, alla liquirizia, al tabacco all'eucalipto. Teso, più austero di altre annate anche se per certi versi ricorda il 1999 ma qui in prospettiva c'è una marcia in più. In bocca è elegante, potente, ampio ed avvolgente con quelle caratteristiche di dolcezza del frutto così tipiche ed un tannino magistralmente fuso nell'insieme.

Trinoro 2003

Cabernet Sauvignon 42%, Cabernet Franc 37%, Merlot 16%, Petit Verdot 5%.

Annata torrida, e si sente. Saltata la 2002 per le pessime condizioni climatiche, il Trinoro esce nuovamente nel 2003 con una versione in cui, ovviamente, le sue caratteristiche principali vengono un po' troppo esaltate, per i miei gusti. Potenza, alcolicità e dolcezza sono in primo piano sia al naso che in bocca. Tuttavia, al gusto, la perfetta armonia di tutte le sue componenti gli donano una beva invidiabile data l'annata e questo è un grande bonus che testimonia la bravura del produttore ad interpretare con maestria anche le annate difficili e facendocela ritrovare con grande coerenza nel bicchiere.

Trinoro 2004

Merlot 83%, Cabernet Franc 9%, Petit Verdot 4%, Cabernet Sauvignon 4%.

Per la prima volta il Trinoro ha un vitigno che prevale così nettamente sugli altri. Complice forse l'annata dal clima equilibrato, Franchetti decide che il Merlot sarà l'anima del suo vino. Così sarà anche nel 2005, ci dicono.
Il risultato è per me difficile da giudicare data l'estrema gioventù del vino, percepibile sia al naso sia in bocca. Si riscontra un bagaglio di profumi inferiore rispetto ad altre annate, 1999 e 2001 su tutte, con una nota verde che non avevo mai percepito. Con il tempo e la permanenza nel bicchiere fanno capolino anche frutti di bosco e spezie, marchio di casa. Al gusto è sempre ricco e polposo ma ancora scomposto e con una vena acida eccessiva, sicuramente un ulteriore affinamento in bottiglia lo assesterà e migliorerà. Pensavo di trovarmi di fronte ad un vino diverso ed invece mi ha sorpreso rendendo difficile il compito di giudicarlo. In prospettiva sicuramente interessante, comunque, ma vorrei risentirlo tra qualche mese.


In conclusione, 1999 e soprattutto 2001 su tutte, intrigante la 2000, la
1998 e la 2003 sono forse le annate più pronte ed immediate, mentre per la
2004 è opportuno attendere ancora un po' prima di stapparla. Un vino comunque grande, che da emozioni e trasuda passione . roba non da poco oggi.

Costantino Moretti

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